Ramacca

(prov. di Catania; 270 mt di altezza, 10.750 abitanti circa)

La cittadina sorge ai margini sudoccidentali della Piana di Catania in un territorio dal profilo altimetrico molto vario, lavorato in larga parte a grano, cui si affiancano per novemila ettari diffuse coltivazioni della pregiata specie del carciofo violetto ramacchese.
Qui probabilmente era fondata la città siculo-greca di Eryche, che Agatocle ha distrutto nel VI a.C.. Per spiegare il toponimo della città si è fatto riferimento alle parole arabe Rammuellah (terra di Allah), Rammuallah (giardino di Dio), Ramaq (osservatorio), Rammak (guardiano di giumente), o alla parola ebraica Ramah (altura).
L’edificazione della città, nell’attuale forma e collocazione, viene promossa nel tardo seicento dal re di Spagna Carlo II, che ne dà ordine a Sancio Gravina, feudatario di quel territorio, ma la sua concreta nascita avviene successivamente al disastroso sisma del 1693 che ha devastato la regione sudest della Sicilia. Una realizzazione concretamente realizzata dal figlio di Sancio, Ottavio, che per volere di Carlo II diviene Principe di Scordia e Signore del Feudo di Ramacca e ottiene il permesso di costruire il borgo (privilegium aedificandi) e di popolarne il feudo (licentia populandi).
Tra le testimonianze architettoniche più significative vi è la Chiesa Madre dedicata dapprima al SS. Crocifisso e successivamente alla Natività di Maria. Altrettanto importante è la Chiesa di S. Giuseppe patrono di Ramacca. Al santo sono dedicate le feste che si celebrano il 19 marzo e la seconda settimana di settembre. Alla prima si lega la tradizione degli scenografici Altari di S. Giuseppe, realizzati quali ex voto con pani simboleggianti la Sacra Famiglia e la vicenda di Cristo (cuddure) e una smisurata serie di pietanze, per una complessa ritualità che rende assoluti protagonisti i poveri della comunità, cui sono dedicati i cibi e le offerte in denaro.
Alla festa in onore di S. Giuseppe si legano strettamente la confezione delle cuddure e di molti dei piatti confezionati, appartenenti alla tradizione contadina povera, come la pasta co maccu di fave e lenticchie, o le frittate e polpette a base di verdure selvatiche e formaggi. Più in generale appartengono alla sua tradizione culinaria piatti poveri a base di carciofi violetti ramacchesi e le sapienti lavorazioni del pane prodotto con grani autoctoni.
E’ particolarmente sentita dalla comunità la tradizione pasquale con le scenografiche processioni del Mercoledi Santo (la Processione del Signore della Colonna), del venerdi santo (la Scisa a’ Cruci), e della domenica di Pasqua, quando avviene l’incontro tra il Cristo risorto e la Madonna. Tra voli di colombe e fuochi d’artificio si conclude la orsa l’una verso l’altra, realizzata per tre volte, delle due statue finchè scivola via il manto neo della Madonna per lasciare il posto al suo abito turchino.
Alla Chiesa di S. Giuseppe è annesso il Convento dei Cappuccini dove il musicista Richard Strauss, ospite dei Gravina, ha composto il secondo atto del poema sinfonico Guntram.

INFORMAZIONI UTILI

Presidente: Zampogna Francesco
Indirizzo: Via Luigi Capuana, 7, 95040
Telefono Sede: 095 7931141
Cellulare: 349 3063432
Posta Elettronica:

UFF. INFOR. IAT:
dal lunedì alla domenica 09:00-13:00 / 15:00-19:00

PH. Paolo Barone

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